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  • giulioammannato

SOCIAL O ANCORA SOCIALE?

Di Francesca Settimelli




Sappiamo che l’uomo è un animale sociale, ovvero necessita di spazi di aggregazione e di abitare comunità per la propria crescita e realizzazione. Tuttavia, questo istinto all’associazione e all’unione può essere sostenuto da una motivazione altruistica o utilitaristica. Nel primo caso si riconosce il carattere della reciprocità di azioni, scelte e bisogni dove lo sviluppo personale coincide con un arricchimento globale; mentre nel secondo la comunità è vista come un mezzo attraverso il quale è possibile soddisfare i propri bisogni e il confine tra il singolo e la comunità è molto affievolito. Il carattere utilitaristico non concede la possibilità di riflettere sul fatto che un bisogno personale possa riguardare un bisogno collettivo.


Il termine sociale rimanda a tutto ciò che concerne la vita, le relazioni, i problemi di una determinata società e dei suoi componenti; è per definizione un tema molto ampio e non è obiettivo di questo spazio esaurirne la sua descrizione. Piuttosto il fine è condividere una riflessione rispetto a come il senso del sociale stia a mio avviso allontanandosi da una serie di valori di base e da una concezione di reciprocità solidaristica.


Affrontare compiutamente la questione sociale che, a mio parere, ha un ruolo centrale e prioritario nella visione d’insieme della società, significa guardare a 360 gradi il tema, con un’attenzione particolare al ruolo delle istituzioni, ai finanziamenti dedicati, al mondo degli operatori e agli utenti intesi come parte dell’intera comunità.


Inoltre credo esista una differenza sostanziale tra la concezione di un impegno lavorativo per il sociale rispetto a un lavoro nel sociale. Questa terminologia non evidenzia differenze solo a livello formale; piuttosto la prima implica un coinvolgimento e un interesse profondo mentre la seconda identifica una partecipazione più distaccata. Infatti ritengo che sia nel lavoro per il sociale che si esplichino maggiormente i tre assi del sapere: sapere, saper fare e saper essere. In particolare la qualità del rapporto che abbiamo con noi stessi, gli altri e l’ambiente può essere una delle determinanti per evitare l’alienazione a cui contrariamente rischiamo di essere esposti e di risultare una società dell’apparire piuttosto che dell’essere.


Risulta piuttosto evidente che il progresso tecnologico che ci vede coinvolti e che ancora non ha esaurito il suo potenziale non sia stato seguito da un altrettanto sviluppo sul piano valoriale e sociale che ne sta determinando un impoverimento. I legami sociali risultano indeboliti allo stesso modo dei valori comunitari e sembra emergere una trama sociale fondata sull’individualismo. Sempre più spesso le risposte alle necessità delle persone sono demandate a livello volontaristico o privato a fronte di sempre maggiori tagli alle spese pubbliche e di investimenti che mirano ad aumentare potere e guadagni in quegli assetti economico-finanziari che ne lucrano.


Un’inversione di rotta, tuttavia, ritengo possa essere ancora possibile e in questo scenario le professioni che operano con e per le persone credo abbiano un ruolo e una responsabilità rilevanti proprio perché il lavoro sociale permette di sviluppare un'attività di carattere professionale al servizio della comunità.


Innanzitutto risulta necessario promuovere un processo di consapevolezza circa il ruolo sociale che ogni persona può avere all’interno della propria realtà sociale ed incentivare una cultura di educazione alla responsabilizzazione; tali aspetti, unitamente alle strategie di empowerment, possono incoraggiare la partecipazione attiva e concreta da parte delle persone nei sistemi e nei processi che le riguardano.


Inoltre sembra importante affinare nelle persone la capacità di ascolto di sé stesse e degli altri al fine di arricchirsi sul piano relazionale. Elementi, questi, centrali nella visione dell’approccio centrato sulla persona dove la promozione del potere personale sostiene le persone, i gruppi e le comunità con cui ci si interfaccia, a percepire un maggiore controllo sulla propria vita e sul proprio ambiente; ciò può incentivare partecipazione, aspetto indispensabile per avanzare azioni di cambiamento sociale e affermare un paradigma democratico.


Questo può e deve essere attuato per evitare o almeno attenuare il rischio che la nostra realtà diventi sempre più social e sempre meno sociale.



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